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lunedì 9 ottobre 2017

Satiriworld


Il collasso umano che stiamo vivendo si sta palesando nella politica internazionale che sta assumendo sempre più i tratti di uno show comico satirico. Infatti, la situazione è questa: ci sta un tizio chiamato Donald Trump che sembra un bambino strafatto di m&m’s rosse con una forte dipendenza da social. Dall’altra parte abbiamo Kim Jon-un un figlio di papà con le manie di grandezza che sublima la sua insicurezza con le testate nucleari che probabilmente sono alimentate a GPL (per risparmiare). A rendere il quadro più interessante abbiamo Razzi, un uomo convinto che tutto sommato la Corea del Nord non è malaccio. Ci sta solo tutto quel bel pezzo di popolazione sull’orlo della povertà con il cervello sparaflashiato dalla propaganda ma per il resto è un bel paese. Questo personaggio si pone tra paciere tra i due folli leader. Cosa che, nonostante lui sia quello che è, lo rende anche ridicolmente apprezzabile. Poi, salta fuori un nuovo personaggio di questa fantomatica follia che chiamiamo politica internazionale: Albano Carrisi che, si auto convince di essere uno pseudo Ghandi e manda una lettera a Kim Jon-un scrivendogli: “Kim non fare la guerra, facciamo un concerto”. Le uniche vere vittime sono i funzionari nord coreani che non ci stanno a capì un cazzo, tant'è che stanno cercando di entrare in contatto con i funzionari del Partito Repubblicano per avere dei chiarimenti. L’escalation nucleare è solo l’ultimo dei problemi miei cari, nemmeno l’incapacità di omaccioni adulti e vaccinati a comunicare. L’unico vero problema, in questo momento, è che Kim e Donald stanno confondendo una ben preparata partita ad Age of Empire con la vita vera e noi, dal basso delle nostre normalissime vite siamo costantemente preoccupati che ci porteranno all'apocalisse, anche se, le probabilità sono relativamente basse.

giovedì 31 agosto 2017

L'uomo che sussurrava a Kim.

Kim jong-un sedeva nella sua sfarzosa stanza ed era al telefono con un membro della ambasciata americana:”Non me ne frega niente!-urlava- “Io faccio quello che voglio e sti gran cazzi il mondo”. Dal telefono era possibile udire una vocina che cercava di spiegare la situazione. “Che si fottano gli USA!” rispose Kim e poi staccò bruscamente la chiamata. “Maledetti ambasciatori di sto par di palle” lamentò il dittatore. “Dov'ero rimasto? Ah! Campo Minato!”. Afferrò il mouse e spostò la freccetta del mouse sull'interfaccia, cliccò una casella a caso e scoprì che quella casella conteneva una bomba. “ARGH!- urlò il dittatore- “Non è normale: non può essere che ogni-volta-che-clicco-su di-una-casella-salta-fuori-una-bomba!”. Sbraitava l’imperatore mentre, con la tastiera, spaccava il monitor del PC. “È un cazzo di complotto”, lamentò Kim, si alzò in piedi furioso, girò per la stanza e borbottando: ”Ma io li bombardo, ah sicuro che li bombardo! Americani di sto par di palle!”
Toc Toc, qualcuno bussò alla porta. “Entra pure rompi coglioni!”. Ad un certo punto, una figura tarchiata dai lunghi capelli grigi fece capolino. Kim spalancò gli occhi: “TU! Che sei venuto a fare?”. Lo stupore divenne immediatamente rabbia e a mò di sfida disse: ”Credi veramente di potermi fermare? Ti leggo sui giornali, sai Kim qua, Kim là, vi salvo io. Sei un pallista! Nient’altro che un pallista! Non puoi fermarmi. Bombarderò tutto e tutti: ANCHE L’ITALIA brutto mangia spaghetti. Hai capito!?!”
La figura tarchiata, rimase silenziosa per tutto il tempo, ad ascoltare i deliri dell’imperatore. Disse solo una frase:” Mah, io non creto!” e noi fummo tutti salvi.